inciampi magici (e dubbi)

Un patriota per me, 1997 – regia Giancarlo Cobelli

“Quando inizi a studiare il piano luci di uno spettacolo, comincia dal controluce. Questo è stato il primo insegnamento di Guido” – ricorda Gianni Trabalzini, direttore tecnico del Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano. Trabalzini era uno dei tanti ragazzi che trent’anni fa frequentavano i laboratori di Guido Levi, a Montepulciano appunto, città che con la sua bellezza aveva tolto il fiato ad Hans Werner Henze che lì aveva fondato (1976) e diretto per anni quel suo sogno all’apparenza irrealizzabile di un Cantiere per la musica, Cantiere dove fabbricare spettacoli lirici del repertorio classico e di quello  contemporaneo fino alle novità assolute, ma anche scuola per giovani musicisti. In seguito, scuola anche per i giovani che volevano avvicinarsi al cosiddetto mondo dello spettacolo, magari senza avere idee chiare sulla propria vocazione e sperando di scoprirla lì, nei corsi per tecnici dello spettacolo che teneva Guido Levi arrivato a Montepulciano a metà degli anni ottanta, credo.  “Allora i piani per le luci si facevano ancora con carta e matita. Guido spiegava come si dovesse avere un’idea precisa della profondità dello spazio e poi ci diceva come illuminare gli oggetti e farli vivere”.  Ovviamente i corsi erano gratuiti, meno ovviamente erano gratuite le prestazioni degli artisti- ma questo era uno dei canoni principali del Cantiere.

Ora che mi trovo a scrivere di Guido Levi mi stupisco nel constatare quante occasioni di incontro abbiamo avuto ma di fatto ci siamo soli sfiorati. Oltre a Montepulciano dove sono stato spesso, al Teatro Comunale di Bologna degli anni ottanta, quando era diretto dall’amico Carlo Fontana. Fontana aveva creato un’esperienza forse irripetibile per la qualità degli spettacoli e per il clima di accoglienza che è difficile da definire ma -diciamo- il contrario della freddezza e della rigidità che si respirava in tanti teatri quando ancora si poteva andare. Lì Guido Levi disegnò le luci degli spettacoli wagneriani di Pier’Alli, un’esperienza di livello internazionale che ha detto molto sul fenomeno Wagner in una città rossiniana e verdiana. Ma anche a Bologna con Guido ci siamo solo sfiorati, ricordo però le opinioni, anche di non-addetti ma di semplici spettatori, per la magia delle luci.

Un’altra occasione di incontro avrebbe potuto essere quel singolare e fascinoso spettacolo di Giancarlo Cobelli, Un patriota per me di John Osborne. Cobelli e Levi lavorarono insieme in molte occasioni. Cobelli era un piacevole signore e quello che si dice un grande regista. Bastano pochi anni e già un grande regista di teatro è dimenticato o quasi ed è probabilmente impossibile raccontare perché era un grande regista, soprattutto se non era legato a doppio filo con un’istituzione che ne conservi e ne ravvivi la memoria. Cobelli non era legato a nessuno, ha fatto decine e decine di spettacoli senza legarsi o volersi legare a qualcosa di costituito. Singolare e originalissimo, sperimentatore sempre e comunque, era fatale che qualche volta inciampasse in un sasso che non aveva fatto in tempo a togliere dalla strada.

E credo proprio non fosse un caso se Guido Levi lavorò spesso con lui: in comune, lo sperimentare in modo non sterile e non goliardico, il nomadismo. Con Un patriota per me Cobelli non inciampò, anzi: realizzò uno dei suoi spettacoli più belli. E qui sono costretto a dire qualcosa di me. All’ inizio degli anni Novanta ero consulente del ministro del Turismo e Spettacolo (così era allora fino a quando un referendum lo abrogò: che c’entrano il turismo e lo spettacolo? vogliamo mercificare la cultura? Oggi la maggior parte delle iniziative di un certo richiamo invocano sinergie tra cultura e turismo, culturale naturalmente). Il ministro era Carlo Tognoli, ex sindaco di Milano, portato via dal virus poche settimane fa. Uno dei consigli che gli avevo dato: riservare una quota dei finanziamenti al teatro di prosa per progetti (all’epoca progetti non era ancora inflazionato) che prescindessero dalle realtà costituite, perché nel teatro italiano credevo, e credo, ci fosse troppa routine. Tognoli accettò il consiglio: nascevano i cosiddetti Progetti Speciali, cinque all’anno. Ovviamente dovevano essere garantiti da registi di “chiara  fama”. Uno dei Progetti lo ottenne Cobelli, il Patriota fu un avvenimento (non un evento, come da qualche anno si usa chiamare qualsiasi cosa si possa permettere un ufficio stampa) e Cobelli ottenne il Premio Ubu per la miglior regia. Avevo visto lo spettacolo, Cobelli era molto soddisfatto, ma anche in quell’occasione con Guido Levi ci siamo solo sfiorati, il tempo per una breve osservazione. Come è avvenuto per i tanti spettacoli di Luca Ronconi con le luci del mago Guido Levi (spesso i disegnatori di luce in teatro vengono, da un certo punto in là, chiamati “maghi” appunto, forse per evitare l’abusato e mai decaduto “Maestro”). Comunque sia, Guido ha partecipato da protagonista ad alcune delle più significative avventure teatrali dell’ultimo quarantennio.

Se n’è andato nel dicembre del 2019, ancora non si parlava di virus, contagi, pandemie. Novanta giorni dopo l’Italia avrebbe vissuto il suo primo coprifuoco dalla fine della guerra. I teatri- molti in sofferenza già da prima- si trovano oggi a a fare che? Chi percepisce finanziamenti senza poter far nulla e chi non può far nulla e non prende i finanziamenti. Inventano spettacoli in streaming, è comunque l’occasione per sperimentare un nuovo linguaggio. Nessuno osa dirlo, ma forse qualcuno pensa a una canzone di Gianni  Bella che diceva Non si può morire dentro. Immagino non manchino i casi disperati. Non è certo questa la sede per parlare di alcuni errori  (secondo me, che mi sono ritirato dal teatro nel ’94 per “incompatibilità di carattere” ), errori fatti in passato dal teatro italiano e che pesano sull’oggi, ma mi chiedo spesso cosa direbbero maestri scomparsi da poco, come Cobelli o Ronconi o Levi, non tanto sull’oggi che si potrebbe forse affrontare diversamente ma che comunque così è, ma sul ricominciare: da dove?

[Giuseppe Di Leva, scrittore, drammaturgo, librettista]

Pubblicato da guido levi lighting lab

associazione di promozione culturale no profit il cui scopo è dare luce ai giovani talenti che lavorano dietro le luci del teatro. Associazione in memoria di Guido Levi, lighting designer internazionale

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