la luce della tua origine

Paola PaceGoliarda Music Hall

 Mandò un sms per commentare il mio spettacolo: “Io vivo in teatro, ci lavoro, ma questa volta mi sono immerso. Un’opera efficace e sincera come non se ne trovano”. 
Grazie Guido Levi. 
Voglio ricordare un uomo, un artista che non ho avuto il tempo di conoscere di più, purtroppo. Ma anche se le nostre strade si sono incrociate fugacemente mi sentii subito in connessione profonda con lui. Lo conobbi grazie a Francesca Joppolo, intellettuale raffinatissima e co-autrice di Goliarda music-hall, che era amica di Guido e sua moglie Raethia e li portò a teatro a vedere lo spettacolo. 

Lui apprezzò in modo sincero, quello spettacolo sbilenco, anarchico e provocatorio nel non voler seguire a tutti i costi un filo narrativo tradizionale ma piuttosto procedere in modo spezzato e onirico sull’onda emotiva dell’elettroshock subito da Goliarda Sapienza che lo racconta nel romanzo “Il filo di mezzogiorno”.
Spettacoli così, apprezzati dal pubblico e spesso dalla critica, faticano a trovare una distribuzione perché i direttori artistici chiedono il nome – anche televisivo, anche del grande Fratello- uccidendo sul nascere la ricerca teatrale.  Guido capì alla perfezione l’istanza. Capì che volevamo rischiare, lanciarci senza paracadute. Capì la sincerità artistica. 
Mi chiese di poter tornare anche la sera dopo (insistendo a voler pagare il biglietto). Mi stringeva la mano e non la mollava, era una mano calda, forte e leale, mi trasmetteva qualcosa di misterioso e profondo, mi fissava dritto negli occhi come a dirmi: non faccio parte del circo rutilante tutto ghigni e sorrisi sbiancati, sono vero: ammaccato, gioioso, strafottente. 

Capì che andavo a incasso, che era una produzione indipendente che in altri paesi significa linfa vitale per il teatro (a New York Broadway si nutre del teatro off off) mentre in Italia ti guardano commiseranti. 
Ci invitò a pranzo. Fui conquistata da questo anomalo, anarchico, libero poeta della luce (e del buio a cui dava un valore enorme). Aveva lavorato con i più grandi registi internazionali ma dovevi vedere l’umanità, la semplicità, la sincerità. 
Cazzo, Guido Levi ti dovevamo accompagnare in Africa, ne avevamo parlato! Ritrovare la luce dell’essenza. Ci avresti spiegato l’origine della luce della tua origine. Parlammo a lungo come vecchi amici. Volevamo sviluppare un progetto teatrale e sociale. Noi contro i patinati che non sono neanche riusciti a vendere l’anima perché non l’hanno mai avuta. Che pena, che nostalgia. Gli artisti come lui sono diamanti rarissimi. Tu sei morto e noi siamo rimasti sempre più soli. Grazie Francesca Joppolo di esistere, perlomeno rimani tu a guardia della bellezza. 
Guido Levi non ti dimenticheremo mai, c’è Raethia e tuo figlio adesso con il tuo proiettore in mano che illuminerà un sentiero per i giovani light designer che cercano ancora la luce dell’essenza. 
Ciao Guido, ci vediamo in Africa. 

[Paola Pace attrice e regista]

Pubblicato da guido levi lighting lab

associazione di promozione culturale no profit il cui scopo è dare luce ai giovani talenti che lavorano dietro le luci del teatro. Associazione in memoria di Guido Levi, lighting designer internazionale

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